Commemorazione del Giorno del Ricordo 2021 - RETE CIVICA DEL COMUNE DI CASSANO D'ADDA (MI)

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Commemorazione del Giorno del Ricordo 2021

 

Ricorre il 10 febbraio, il Giorno del Ricordo, a memoria degli eccidi avvenuti nelle zone del confine orientale negli anni '40: è giusto e necessario chiarire al proposito alcuni punti, per comprendere le radici e il nefasto evolversi del fenomeno.

Le foibe sono cavità carsiche, solitamente di origine naturale (grotte), con ingresso a strapiombo, tristemente e atrocemente usate per occultare cadaveri in diversi periodi storici, in particolare nel corso della seconda guerra mondiale.

In seguito al Trattato di Rapallo, firmato nel 1920 tra il regno d’Italia e quello dei Serbi, Croati e Sloveni, furono annesse all'Italia: Gorizia, Trieste, l'Istria e Zara e successivamente Fiume.

Negli anni successivi, il regime fascista impose in tutto il Venezia Giulia una violenta politica di snazionalizzazione. Mussolini impose una italianizzazione forzata della popolazione di molte zone zone dell’Istria, le squadre fasciste in camicia nera bruciavano le scuole croate e slovene, distrussero le Case del Popolo, italianizzarono i nomi e i cognomi locali dei vivi e persino dei morti nei cimiteri. Decine di villaggi bruciati, centinaia di case date alle fiamme o saccheggiate, pestaggi, arresti indiscriminati e torture di ogni tipo. I contadini rimasero senza le terre, espropriate a favore dei coloni italiani.

Già dal '41 dunque, dopo l’occupazione dei territori jugoslavi, il regime fascista effettuò prevaricazioni contro le minoranze, facendo leva sulla violenza, con deportazioni, sequestro di beni, l’incendio di case, torture, fucilazioni sommarie.

Nel clima di vendetta che seguì l'armistizio dell'8 settembre del '43, si registrarono in Istria e in Dalmazia uccisioni da parte dei titini di alcune centinaia di italiani. Seguì una nuova ondata di violenze di matrice nazifascista. I nazisti, guidati dai fascisti misero a ferro e fuoco L'Istria, di nuovo con l'incendio di decine di villaggi, l'uccisione di 3000 partigiani e la deportazione nei campi in Germania di 10.000 persone. Tra marzo e aprile del '45, alleati e jugoslavi si impegnarono nella corsa per arrivare primi a Trieste. Vinse la IV armata di Tito che entrò in città il 1º maggio. Nelle stesse ore i titini entravano anche a Gorizia.

Come scrive Gianni Oliva, gli ordini di Tito e del suo ministro degli esteri Kardelj non si prestavano a equivoci: «Epurare subito» .Il movimento partigiano di Tito scatenò allora a propria volta un’ondata di violenza nella zona di Trieste, nel Goriziano e nel Capodistriano», che portò all’arresto di molte migliaia di persone, in larga maggioranza italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista jugoslavo a centinaia di esecuzioni sommarie immediate nelle foibe; a deportazioni nelle carceri e nei campi di prigionia (tra i quali va ricordato quello di Borovnica).

Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell'arco di un ventennio con l'esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nei cinque anni della fase più acuta della seconda guerra mondiale.

È qui che nascono le radici dell'odio, delle foibe, dell'esodo dall'Istria".

Per approfondimenti invitiamo a consultare: http://www.storiaxxisecolo.it/dossier/Dossier1a8.htm

Buona visione!