Descrizione
"Oggi ci ritroviamo per la Giornata del Ricordo, una giornata che non è soltanto commemorazione, ma responsabilità.
Responsabilità verso la verità storica, verso le vittime, e verso le generazioni future.
Ricordiamo le donne, gli uomini e i bambini italiani uccisi nelle foibe, deportati, perseguitati, costretti all’esilio forzato dalle loro terre.
Ricordiamo famiglie spezzate, comunità cancellate, identità negate. Una tragedia che per troppo tempo è stata rimossa, minimizzata o giustificata, quando non apertamente taciuta.
Ma la memoria, per essere autentica, deve essere empirica. Deve poggiare sui fatti storici, sui documenti, sulle ricerche degli studiosi, sulle testimonianze dei sopravvissuti. Non sulle convenienze ideologiche, non sulle letture parziali, non sul silenzio.
I fatti ci dicono che quelle violenze furono il risultato diretto di un progetto politico preciso, ispirato e guidato dal totalitarismo comunista jugoslavo. Un progetto che mirava all’eliminazione sistematica di chi veniva considerato un nemico: per la sua nazionalità, per le sue idee, per la sua cultura. Un progetto che negava il valore della persona e che trasformava la violenza in strumento di governo.
Il comunismo reale, quello applicato nella storia e non quello teorizzato astrattamente, ha prodotto repressione, persecuzioni, campi di prigionia, deportazioni ed epurazioni. Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata ne sono una tragica e inconfutabile dimostrazione. Negare o relativizzare tutto questo significa non solo falsare la storia, ma offendere la memoria delle vittime e delle loro famiglie.
Ricordare, tuttavia, non significa alimentare odio o divisioni. Significa rifiutare con fermezza ogni forma di giustificazione dei totalitarismi, di qualunque colore essi siano. Significa affermare un principio semplice e fondamentale: nessuna ideologia può venire prima della dignità umana, della libertà e dei diritti fondamentali della persona.
Ed è proprio qui che il ruolo dei giovani diventa centrale.
Ragazze e ragazzi, questa giornata parla soprattutto a voi. Non perché abbiate colpe da espiare, ma perché avete una responsabilità da raccogliere. La libertà in cui vivete oggi non è un dato naturale, non è scontata, e non è irreversibile. È il frutto di una storia complessa, spesso dolorosa, segnata anche da tragedie come quella che ricordiamo oggi.
Il vostro contributo non è solo ascoltare, ma conoscere. Studiare, approfondire, fare domande, non accontentarvi di versioni semplificate o ideologiche della storia. La memoria vive se viene compresa, discussa, trasmessa. Muore se viene ridotta a una formula vuota o a una celebrazione rituale.
A voi spetta il compito di essere cittadini consapevoli, capaci di riconoscere i segnali dell’intolleranza, dell’odio politico, della disumanizzazione dell’altro. Perché la storia ci insegna che le grandi tragedie non iniziano mai all’improvviso: iniziano quando si accetta che qualcuno valga meno di qualcun altro, quando si giustifica la violenza in nome di un’idea.
Custodire la memoria significa anche difendere la democrazia ogni giorno, con le scelte, con le parole, con il rispetto delle istituzioni e delle persone. Significa avere il coraggio di dire la verità, anche quando è scomoda, e di non voltarsi dall’altra parte.
Come sindaco, e come cittadino della Repubblica, sento il dovere di affermare che una democrazia matura non teme la verità storica. La affronta, la studia, la trasmette, perché solo una memoria lucida e onesta può rendere una comunità davvero libera.
Onoriamo le vittime non con il silenzio, ma con la conoscenza.
Non con l’oblio, ma con una memoria fondata sui fatti.
Non con l’odio, ma con la responsabilità.
Questo è il senso profondo della Giornata del Ricordo".
Fabio Colombo
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Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2026, 11:42